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Lo Smart Working rappresenta uno degli strumenti più utili per contenere i contagi. E sempre in questa seconda fase dell’emergenza sanitaria emerge con chiarezza come il virus abbia modificato in pochi mesi il modo di lavorare degli italiani. Circoscrivendo l’ambito di osservazione ai dipendenti delle piccole e medie imprese emerge che quasi 3 dipendenti su 4 (70%) non sarebbero disposti a tornare a lavorare come si faceva nella fase pre Covidquasi 1 su 3 (31%) considera inoltre il lavoro a distanza uno dei principali benefici emersi durante la pandemia.

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Sono questi alcuni dei dati salienti emersi dalla ricerca su un campione di oltre 8.000 PMI (italiane e non)*. Da un lato i vertici delle aziende hanno trovato nel lavoro a distanza la soluzione per continuare a portare avanti l’attività evitando di restare paralizzati a causa dei contagi in azienda; dall’altro i dipendenti hanno avuto diversi mesi per apprezzare i vantaggi di un metodo di lavoro che (se ben gestito) permette di avere più tempo a disposizione per sé e per le persone care, ma anche un indubitabile risparmio di spesa perché azzera le spese legate agli spostamenti da e verso il luogo di lavoro.

Quali sono i vantaggi legati al nuovo modo di lavorare diffuso durante la pandemia, solo una minima percentuale dei dipendenti intervistati (5%) non ne riscontra alcuno, mentre quasi 1 intervistato su 2 lo individua nella possibilità di trascorrere più tempo in famiglia (46%) e nel risparmio di spesa (37%).

Come fare ginnastica a casa

  1. Trascorrere più tempo con la famiglia (46%)
  2. Risparmiare (37%)
  3. Avere più tempo per coltivare i propri hobby (34%)
  4. Non fare il pendolare (32%)
  5. Poter lavorare da qualsiasi luogo (31%)
  6. Fare più esercizio fisico (26%)
  7. Frequentare posti vicino a casa (26%)
  8. Trascorrere più tempo con gli animali (19%)
  9. Riallacciare rapporti con vecchi amici o conoscenti (18%)
  10. Utilizzare dispositivi personali per lavoro (17%)
  11. Nessun vantaggio dovuto alla pandemia (5%)
  12. Smart Working in 160 paesi nel mondo 

Riassumendo, il 31% dipendenti non vorrebbe tornare alla tradizionale fascia oraria 9-18 quando l’emergenza sanitaria sarà passata, preferendo forme di lavoro più flessibili. È un dato che si riscontra soprattutto tra i lavoratori più giovani (età compresa tra 18 e 24 anni) e ha un trend in crescita. Il 33% degli intervistati vorrebbe comunque tornare in ufficio, ma circa 1/4 preferirebbe abolire la settimana lavorativa di 5 giorni.

Per dirla diversamente, quando l’epidemia sarà sconfitta ci sarà senza dubbio un ritorno alla normalità, ma per molti lavoratori si potrebbe trattare di una nuova normalità perché le tracce lasciate dal virus nel mondo del lavoro potrebbero non cancellarsi in tempi brevi – e nel caso di tracce positive, come quelle del più ampio ricorso allo smart working, non è un male.